

| 2011 |
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EDITORIALE
La sottile linea tra legittimità e aggressione nella guerra in Libia
La guerra esplosa in Libia nel febbraio di quest’anno è una delle più inattese e drammatiche conseguenze di quella reazione a catena innescata dai moti popolari che tra la fine del 2010 e gli inizi ....
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A rendere nota la notizia Bereket Simon, portavoce del governo etiopico, che ha specificato le nazionalità delle vittime. Tra di loro un tedesco, un belga, un australiano, un ungherese. In un primo momento sembrava che fosse stato ucciso anche un italiano, ma le ultime informazioni della Farnesina hanno smentito la notizia. Secondo il portavoce, notizia già diffusa in precedenza, l'attacco sarebbe da attribuire a "gruppi terroristici addestrati e armati dal governo eritreo", che dopo aver attaccato il piccolo gruppo di stranieri si sarebbe allontanato in fretta e furia. Immediata la risposta del Paese, che ha negato con forza il suo coinvolgimento, bollando le accuse di Addis Abeba come "una menzogna patetica", affidando la replica a Girma Asmerom, inviato dell’Eritrea presso l’Unione Africana.
ROMA - Petardi e offese a Monti. Così è iniziata la grande adunata al Circo Massimo di migliaia di tassisti arrivati da tutta Italia per protesta contro il progetto di liberalizzazione del governo. I manifestanti hanno esploso al centro dell'arena quattro-cinque petardi ed un gruppo ha incominciato, tutto raccolto dietro uno striscione, a cantare «Chi non salta Mario Monti è», e ad insultare il Professore. Inizia con pesanti disagi per i viaggiatori il sesto giorno di rivolta dei tassisti contro le liberalizzazioni. Nella capitale - a quasi una settimana dal blocco organizzato venerdì 13 gennaio - poche auto bianche presidiano i parcheggi, difficile trovare un conducente disposto a trasportare clienti. E all'aeroporto di Fiumicino non ci sono che rari taxi: centinaia di passeggeri che devono raggiungere il centro di Roma si mettono in fila per il trenino. Al Circo Massimo assemblee e comizi dei leader sindacali, per commentare lo stato dei colloqui con il governo, che potrebbero riprendere nel pomeriggio.
A meno di 24 ore dalla manifestazione dei No Tav in Valsusa si respira già un'aria elettrica. Il prefetto di Torino, Alberto Pace, ha emesso un'ordinanza che di fatto limita la manifestazione di tutti coloro che sono contrari alla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Ma sul web compaiono già proclami che invitano alla disobbedienza da parte di gruppi che si definiscono come «black block». Nel mirino ci sono gli stessi componenti del movimento che si oppone alla Tav, accusati di aver preso le distanze dall'ala più dura, quella che fronteggia le forze dell'ordine impegnandole in veri e propri scontri. «Non passate - si legge in un post - limoni e maalox (che si usano di solito per neutralizzare gli effetti dei lacrimogeni, ndr) a nessun valsusino e agli infami. Che se la cavino da soli i paladini dei miei stivali».
NEW YORK - Prima lo Stato palestinese o prima il negoziato? E' questo lo scontro, a distanza ravvicinata, andato in scena davanti all'assemblea generale dell'Onu tra il presidente dell'Anp, Abu Mazen e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Che hanno parlato con un intervallo di soli 30 minuti. Alternando attacchi e aperture. Ma questa giornata sarà ricordata soprattutto per un passaggio storico nelle tormentate vicende del Medio Oriente. La richiesta formale di un riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite, entro i confini del 1967 - cioè prima della guerra dei 6 giorni - e con capitale Gerusalemme. "Siamo l'ultimo popolo sotto occupazione straniera, questa richiesta non può essere respinta", ha detto Abu Mazen. "La pace non può passare attraverso le risoluzioni internazionali, ma solo attraverso il negoziato", ha risposto Netanyahu. Comunque, un punto di svolta simbolico. Anche se la richiesta al Consiglio di Sicurezza è destinata, con ogni probabilità, a cadere nel vuoto.
A nche dagli Emirati Arabi, il Pibe de Oro continua a far parlare di sè. Il tecnico argentino Diego Armando Maradona ha conquistato di nuovo le pagine di tutti i giornali locali e non. Certo, Diego ha portato a casa una gran vittoria per l'Al Wasl nella prima di campionato ma ahimè questa non è la ragione per cui ha catturato le attenzioni. Cosa ha combinato? Ha 'perso la test'a con un tifoso della sua squadra che lo infastidiva. Rislutato: l'ha preso a calci. Fortuna che tra i due c'era la rete che ha protetto il tifoso. Ma intanto se l'è vista brutta. L'ira di Diego - Ma cosa ha fatto così infuriare Diego? L'eccessivo affetto del ragazzo. Maradona, infatti, stava cercando di farsi fotografare davanti allo striscione della sua squadra ma da dietro le protezioni, più volte, un supporter ha sollevato con la mano il telo, probabilmente per vedere da vicino il suo mito. Il tecnico argentino per un paio di volte ha rimesso a posto il cartellone ma il fan ha insistito così Maradona non ci ha più visto: gli ha mollato un calcio sulla mano. Dunque cari tifosi, va bene l'affetto ma attenzione a non esagerate perchè se Diego si arrabbia, potreste essere ripagati a calci in faccia. Le scuse - "Sono sempre stato un uomo emotivo, prima come giocatore e ora come coach - ha detto Diego qualche ora dopo in riferimento all'episodio in questione - Mi scuso con il tifoso ma volevo che lo striscione fosse visibile".



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