Rivista n. 51

L’eccezione che rivela la norma: genere e sex offending nell’intervento del servizio sociale per minorenni                                                                                    di Maria Urso, Riccardo Caldarera, Cirus Rinaldi

Il contributo analizza la figura del Juvenile Sex Offender (JSO) come realtà costruita socialmente, entro una cornice epistemologica interpretativista [P.L. Berger, T. Luckmann, 1997]. Si mostra come il passaggio dall’agito sessualmente abusante allo status di JSO non dipenda sic et simpliciter dall’avere commesso il reato, ma da dispositivi giuridici, pratiche organizzative e repertori discorsivi che fanno sì che il fatto reato diventi lo status egemone entro processi di ri-costruzione identitaria del soggetto [H.S. Becker, 2017]. In questo quadro la maschilità, pur accomunando la maggior parte degli autori di reati, resta una dimensione poco tematizzata: è così che il maschile e l’eteronormatività restano e si mantengono come una norma implicita [R. Connell, 1995; R. Connell, J. Messerschmidt, 2005; N. Gavey, 2005; C. Rinaldi, 2018]. In questo contributo vengono presentati i risultati di una ricerca condotta tra novembre 2023 e giugno 2025 presso l’USSM (Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni) di Palermo e in particolare all’interno del gruppo EOS (Équipe Oltre il Silenzio), équipe specializzata nella presa in carico di minori autori di reati sessuali [A.M. Di Vita, R. Salierno, 2013]. La base empirica è costituita dall’analisi di 23 fascicoli giudiziari e da 11 interviste semi-strutturate somministrate ai membri dell’équipe. I risultati mostrano come il genere emerga soprattutto nei casi che infrangono lo script eterosessuale dominante – autrici femminili, vittime maschili, abusi maschio-maschio – rendendo visibile la maschilità come norma implicita. L’esplorazione di queste configurazioni discorsive, emerse dalle interviste, permette di comprendere il Juvenile Sex Offender come realtà socialmente e istituzionalmente prodotta e di mostrare come l’ordine di genere funzioni da norma sottintesa nella codifica dei casi, così come nella definizione di ciò che viene reso eccezionale o reso invisibile anche nell’ambito del reato sessuale.
This paper examines the figure of the Juvenile Sex Offender (JSO) as a socially constructed reality within an interpretivist epistemological framework [P.L. Berger, T. Luckmann, 1997]. It shows how the transition from the sexually abusive act to the status of JSO does not simply result from the commission of the offense, but also from legal devices, organizational practices, and discursive repertoires that transform the criminal act into a hegemonic identity through processes of identity reconstruction [H.S. Becker, 2017]. Within this framework, masculinity, despite characterizing most offenders, remains largely unexamined: masculine norms and heteronormativity persist as implicit normative references [R. Connell, 1995; R. Connell, J. Messerschmidt, 2005; N. Gavey, 2005; C. Rinaldi, 2018]. The article presents the results of a research project conducted from November 2023 to June 2025 at the USSM (Juvenile Social Service Office), specifically within the EOS group (Équipe Oltre il Silenzio), a specialized team focused on cases involving minors who have committed sexual offenses [A.M. Di Vita, R. Salierno, 2013]. The empirical basis includes the analysis of 23 legal case files and 11 semi-structured interviews with équipe members. Findings indicate that gender becomes especially prominent in cases that challenge the dominant heterosexual script – such as female perpetrators, male victims, and male-on-male abuse – highlighting masculinity as a normative backdrop. The analysis of these discursive configurations, emerging from the interviews, enables an understanding of the Juvenile Sex Offender as a socially and institutionally constructed reality and illustrates how the gender order functions as an implicit norm in case coding, as well as in shaping what is marked as exceptional or made invisible within the domain of sexual offending.

 

The awakening of sovereignty in the digital polis where blockchain secures the ballot and democracy finds its new ground                                                                  di Andrea Borroni & Goga Kikilashvili

This article examines the emergence of a digitally grounded conception of sovereignty enabled by blockchain-based voting systems. By replacing paper-based procedures with cryptographic trust, distributed ledgers transform the act of voting from a periodic gesture of delegation into a verifiable moment of co-authorship within a decentralized polity. The analysis explores how blockchain restructures the sources of democratic legitimacy, expanding transparency, auditability, and resistance to manipulation while enabling new forms of continuous civic participation. At the same time, the paper critically assesses the technical, social, and constitutional limits of algorithmic democracy, highlighting issues of coercion-resistance, digital exclusion, protocol rigidity, and the risk of technocratic concentration. Ultimately, the article argues that blockchain inaugurates a model of “verifiable democracy” in which trust becomes an infrastructural property of the network itself, opening the way toward novel forms of distributed sovereignty.
Il presente contributo indaga l’emergere di una concezione della sovranità di matrice digitale, resa operativa dall’adozione di sistemi di voto fondati su tecnologie blockchain. La sostituzione delle procedure elettorali cartacee con meccanismi di fiducia crittografica e registri distribuiti riconfigura l’atto del voto, che da gesto periodico di delega si trasforma in momento verificabile di co-autorialità normativa all’interno di un ordine politico decentralizzato. L’analisi esamina il modo in cui la blockchain incide sulle fonti della legittimazione democratica, rafforzando trasparenza, auditabilità e resistenza alla manipolazione, nonché abilitando forme inedite di partecipazione civica continuativa. Al contempo, il lavoro sottopone a valutazione critica i limiti tecnici, sociali e costituzionali della democrazia algoritmica, soffermandosi su questioni quali la resistenza alla coercizione, l’esclusione digitale, la rigidità protocollare e il rischio di concentrazione del potere in assetti tecnocratici. In conclusione, si sostiene che la blockchain delinei un paradigma di “democrazia verificabile”, nel quale la fiducia non opera più come presupposto esterno dell’ordine politico, ma assume la forma di una proprietà infrastrutturale immanente alla rete, aprendo lo spazio a nuove configurazioni di sovranità distribuita.

 

Passato che non passa o eterno presente? Gli anni Settanta in Italia. Revisionismi, complottismi, legalismi, reducismi e possibili vie d’uscita                                          di Vincenzo Scalia

Questo lavoro, si prefigge il duplice scopo di esplorare e analizzare i meccanismi che ostruiscono un’elaborazione critica delle vicende degli anni settanta, e allo stesso tempo, di provare a delineare una via d’uscita da questo impasse e favorire una ripresa del dibattito pubblico. La griglia analitica che verrà utilizzata si fonda in particolare su due autori: il primo è Giorgio Agamben, in particolare del suo saggio Stasi [2013], dove viene messa in evidenza la relazione tra amnistia, intesa come perdono e liberazione, e amnesia. Ma che in realtà, segna il tentativo, da parte del potere, di occultare quei conflitti che potrebbero riemergere e mettere in discussione, la riproduzione del potere statuale. Ogni comunità politica, per continuare ad esistere, deve necessariamente disinnescare quei retaggi del passato che producono i risentimenti dei quali si alimentano conflittualità potenzialmente distruttive. Per superare questo impasse, è necessario che si produca, dall’interno della comunità, stessa, un processo di elaborazione che consenta di dimenticare il passato e avviare un percorso di pacificazione interna e duratura.
This work aims to explore and analyze the mechanisms that obstruct a critical reflection on the events of the 1970s, while also attempting to outline a way out of this impasse and foster a resumption of public debate. The analytical framework used is based primarily on two authors: the first is Giorgio Agamben, particularly his essay “Stasi” [2013], which highlights the relationship between amnesty, understood as forgiveness and liberation, and amnesia. However, this “Stasis” actually marks an attempt by those in power to conceal conflicts that could resurface and challenge the very reproduction of state power. Every political community, in order to continue to exist, must necessarily defuse the legacies of the past that produce the resentments that fuel potentially destructive conflicts. To overcome this  impasse, a process of reflection must be initiated within the community itself, allowing it to forget the past and initiate a process of internal and lasting pacification.

 

Crypto-Democracy: code as the architecture of collective will and the new foundations of governance                                                                                            di Fabio Zambardino & Irakli Shamatava

The article examines how blockchain technologies reshape the conceptual and operational foundations of governance by transforming consensus from a political process into an algorithmic one. Moving from the architecture of distributed ledgers, the analysis shows how decentralized autonomous organizations (DAOs) function as experimental laboratories of collective decision-making, in which authority emerges from code-based procedures rather than institutional hierarchies. The paper further explores how Bitcoin and related cryptocurrencies constitute a proto-model of global governance, embedding rules, incentives, and verification mechanisms in a self-executing digital infrastructure that transcends territorial sovereignty. The study also illuminates the structural risks inherent in algorithmic governance – ranging from code rigidity to asymmetries of technical comprehension – highlighting how these dynamics may both strengthen and threaten democratic values. Ultimately, the article argues that code is evolving into a constitutional force in its own right, offering a new paradigm for legitimacy, authority, and political organization in the digital age.
Il contributo analizza l’incidenza delle tecnologie blockchain sulla riconfigurazione dei fondamenti concettuali e operativi della governance, evidenziando il passaggio del consenso da categoria eminentemente politica a procedimento di natura algoritmica. A partire dall’architettura dei registri distribuiti, l’analisi illustra come le organizzazioni autonome decentralizzate (Decentralized Autonomous Organizations – DAO) si configurino quali spazi sperimentali di decisione collettiva, nei quali l’autorità non è il prodotto di gerarchie istituzionali, ma scaturisce dall’applicazione di regole formalizzate nel codice e destinate all’auto-esecuzione. Il lavoro approfondisce inoltre il ruolo di Bitcoin e delle criptovalute affini quali proto-paradigmi di governance globale, nei quali assetti normativi, strutture di incentivo e meccanismi di verifica risultano incorporati in un’infrastruttura digitale auto-operante, idonea a trascendere i tradizionali confini della sovranità territoriale. Il contributo mette altresì in evidenza i rischi strutturali propri della governance algoritmica – dalla rigidità del codice alle asimmetrie di competenza tecnica –mostrando come tali dinamiche possano simultaneamente rafforzare e porre in tensione i principi democratici. In conclusione, si sostiene che il codice stia progressivamente assumendo una funzione di carattere costituzionale, configurandosi come nuova matrice di legittimazione, autorità e organizzazione politica nell’ecosistema digitale contemporaneo.

 

La vittima per aberratio ictus: riflessioni su possibili pratiche riparative partendo dalla fictio iuris                                                                                                            di Maria Rizzo

In questo lavoro ci si soffermerà ad analizzare ipotizzabili pratiche riparative in relazione all’istituto giuridico specifico dell’aberratio ictus, iniziando da considerazioni ragionate sui concetti di giustizia, pena e vittima e sulle loro possibili declinazioni/differenziazioni terminologiche. In particolare, si intende rilevare quali possano essere al riguardo gli elementi di compatibilità e specialità rispetto al complessivo modello di giustizia rigenerativa adottato.
This paper will focus on analyzing possible restorative practices in relation to the specific legal institution of aberratio ictus, beginning with thoughtful considerations on the concepts of justice, punishment, and victim and their possible terminological declinations/differentiations. Specifically, it will highlight the potential elements of compatibility and specificity in this regard with the overall model of regenerative justice adopted.

 

 

Rivista Italiana di Conflittologia n. 51/2025