L’Architettura Algoritmica del Conflitto: Disinformazione guidata dall’Intelligenza Artificiale negli Ecosistemi dei Social Media in Italia e in Georgia
di Zaza Tsotniashvili
Il presente contributo analizza comparativamente il ruolo dell’intelligenza artificiale (IA) nella diffusione e amplificazione della disinformazione sulle principali piattaforme di social media – Facebook, X (già Twitter), TikTok e YouTube – in Italia e in Georgia nel corso del 2025. Attraverso un approccio teorico multidisciplinare che integra la sociologia del conflitto, la comunicazione politica e gli studi sull’IA, il saggio esamina le modalità con cui gli algoritmi di raccomandazione costruiscono ambienti informativi polarizzati, favorendo la diffusione virale di contenuti falsi o fuorvianti in due contesti politici e sociali profondamente diversi: una democrazia consolidata dell’Europa occidentale e uno Stato post-sovietico in transizione geopolitica. L’analisi si basa su dati tratti dai rapporti di trasparenza di Meta, dai database di EUvsDisinfo, dai report del Digital Forensic Research Lab (DFRLab) e da indagini condotte da organismi nazionali e internazionali. I risultati mostrano come, pur nelle differenze strutturali dei due contesti, l’architettura algoritmica delle piattaforme amplifichi sistematicamente narrative conflittuali, polarizzanti e divisive, rendendo entrambi i paesi vulnerabili a campagne di disinformazione orchestrate tanto da attori interni quanto da potenze straniere – in particolare dalla Russia. Il contributo individua pattern comuni tra le due esperienze nazionali e propone un quadro interpretativo originale per la comprensione del ruolo dell’IA come infrastruttura del conflitto informativo contemporaneo, con implicazioni per le politiche di regolazione digitale a livello europeo.
This paper offers a comparative analysis of the role of artificial intelligence in the spread and amplification of disinformation across major social media platforms – Facebook, X (formerly Twitter), TikTok and YouTube – in Italy and Georgia in 2025. Drawing on a multidisciplinary theoretical framework that integrates conflict sociology, political communication and AI studies, the article examines the ways in which recommendation algorithms construct polarized information environments, fostering the viral diffusion of false or misleading content in two politically and socially distinct contexts: a consolidated Western European democracy and a post-Soviet state undergoing geopolitical transition. The analysis draws on data from Meta transparency reports, the EUvsDisinfo database, Digital Forensic Research Lab (DFRLab) investigations, and national and international agency reports. Findings reveal that, despite structural differences between the two national contexts, the algorithmic architecture of social media platforms systematically amplifies conflictual, polarizing and divisive narratives, rendering both countries vulnerable to disinformation campaigns orchestrated by domestic actors and foreign powers alike – particularly Russia. The paper identifies common patterns across the two national experiences and proposes an original interpretive framework for understanding the role of AI as infrastructure for contemporary information conflict, with implications for digital regulatory policy at the European level.
Terrorismo e giustificazioni morali ovvero come uccidere il nemico senza troppi problemi!
di Romolo Giovanni Capuano
La teoria del disimpegno morale di Albert Bandura individua otto tecniche (giustificazione morale, etichettamento eufemistico, confronto vantaggioso, spostamento della responsabilità, diffusione della responsabilità, distorsione delle conseguenze, disumanizzazione, attribuzione della colpa) attraverso cui gli individui riescono ad attuare condotte riprovevoli senza soffrire sensi di colpa e, quindi, sentendosi moralmente sollevati. Ricorrendo a numerosi esempi tratti da un’ampia letteratura sul terrorismo, si intende mostrare come le otto tecniche siano state e siano tuttora adoperate dai terroristi per commettere le atrocità più estreme alleviando le proprie coscienze. Chiudono l’articolo alcune brevi osservazioni sul rapporto tra diritti umani e meccanismi di disimpegno morale.
Albert Bandura’s theory of moral disengagement identifies eight techniques (moral justification, euphemistic labeling, advantageous comparison, shifting responsibility, diffusion of responsibility, distortion of consequences, dehumanization, and attribution of blame) through which individuals are able to engage in reprehensible behavior without feeling guilty and, therefore, feeling morally relieved. Using numerous examples drawn from a wide range of literature on terrorism, we aim to show how these eight techniques have been and continue to be used by terrorists to commit the most extreme atrocities while easing their consciences. The article concludes with some brief observations on the relationship between human rights and mechanisms of moral disengagement.
Il complesso militare industriale e i conflitti armati: una rassegna critica
di Simone Pasquazzi
Senza pretesa di esaustività, l’articolo intende riflettere, in chiave critica, sul “complesso militare industriale”, concetto utilizzato per indicare l’influenza che attori e interessi legati al comparto della difesa sortirebbero rispetto alle relazioni internazionali e ai conflitti. Mentre la visione tipica o tradizionale del military industrial complex tende ad enfatizzarne il peso specifico rispetto alle genesi e alla dinamica della competizione statuale e delle guerre, altri approcci ne ridimensionano l’incidenza causale, talvolta arrivando a ridurne sensibilmente la stessa plausibilità come attore di policy chiaramente isolabile sul piano euristico. Sta di fatto che oggi la letteratura sull’argomento sembra restituire un quadro piuttosto eterogeneo, che se da un lato suggerisce come tale concetto non sia privo di una sua fecondità analitica, dall’altro induce a rivalutarne l’impatto, suggerendo come il ruolo del complesso militare industriale non solo non si esaurisca in quello di provider di strumenti e competenze per la guerra, ma anche come questo possa non assumere, almeno a certe condizioni, un peso così rilevante rispetto a origini e dinamica di competizione internazionale e conflitti.
Without claiming to be exhaustive, this article critically reflects on the military industrial complex (MIC), a concept typically used to indicate actors and interests linked to the defense sector, shaping international relations through a structural inclination towards competition and conflicts. This idea emphasizes the specific weight of the complex in relation to the outbreak of international and domestic wars, while other approaches disagree with this view, even contesting the heuristic reliability of the MIC concept. Academic literature shows indeed a quite heterogeneous framework. On the one hand, some studies suggest the combination between the military, some political lobbies and defense industries can deeply contribute to political-military competition and conflicts. On the other hand, a vast body of literature leads to reconsider this argument, since the complex, even assuming it as a distinct policy actor, would be significantly more than a war tools provider, whereas even its causal influence on international competition and conflicts might be significantly weaker.
Cultura incel e conflitto: dalla narrativa della frustrazione alle rappresentazioni della misoginia digitale
di Andrea De Leo
Negli ultimi anni, la sottocultura incel (involuntary celibates) ha acquisito crescente visibilità pubblica e accademica in relazione ai temi della misoginia online, della radicalizzazione digitale e della violenza di genere. Il presente contributo propone una rilettura sociologico-criminologica del fenomeno, alla luce della prospettiva multilivello del conflitto, che va da quello individuale e micro a quello macro. La cultura incel appare, così, come segmento specifico di ecosistemi manosferici più ampi nei quali vulnerabilità individuali, ansie di status e repertori patriarcali vengono riorganizzati in forma antagonistica. Attraverso una revisione critica della letteratura, si evidenziano le tre dimensioni principali dei fenomeni incels, online misogyny e image-based sexual abuse, quali la costruzione narrativa della vittimizzazione maschile, il ruolo delle piattaforme digitali nella normalizzazione dell’ostilità di genere e i possibili nessi simbolici tra frustrazione relazionale e pratiche di controllo sul corpo femminile. La categoria analitica di aggrieved entitlement consente di descrivere il risentimento e la frustrazione maschile generati dalla rappresentazione dell’ingiustizia di una percepita cospirazione misandrica della società contemporanea, ed è utilizzata tentativamente in chiave dinamica delle trasformazioni delle maschilità contemporanee. Emerge una maggiore complessità del fenomeno incel nella prospettiva del conflitto, all’intersezione tra isolamento psicosociale e affordances tecnologiche incentivanti la polarizzazione e il risentimento sociale. La percezione dell’ingiusta vittimizzazione è motore dinamico della costruzione del sotto-universo simbolico della legittimazione della richiesta di restaurazione dell’ordine gerarchico patriarcale attraverso atti violenti. In conclusione, si evidenzia la necessità di strategie integrate di prevenzione fondate su educazione affettiva, salute mentale, contrasto alla misoginia digitale e governance delle piattaforme.
In recent years, the incel (involuntary celibates) subculture has gained increasing public and academic attention in relation to issues of online misogyny, digital radicalisation, and gender-based violence. This paper offers a sociological and criminological reinterpretation of the phenomenon, in light of a multi-level perspective on conflict, ranging from the individual and micro-level to the macro-level. Incel culture thus appears as a specific segment of broader manosphere ecosystems in which individual vulnerabilities, status anxieties, and patriarchal repertoires are reorganised in an antagonistic form. Through a critical review of the literature, the three main dimensions of the incel, online misogyny, and image-based sexual abuse phenomena are highlighted: the narrative construction of male victimisation, the role of digital platforms in normalising gender-based hostility, and the possible symbolic links between relational frustration and practices of control over the female body. The analytical category of ‘aggrieved entitlement’ allows us to describe the male resentment and frustration generated by the representation of injustice stemming from a perceived misandric conspiracy in contemporary society and is tentatively applied to understand the dynamics of transformations in contemporary masculinities. The incel phenomenon reveals greater complexity when viewed through the lens of conflict, at the intersection of psychosocial isolation and technological affordances that encourage polarisation and social resentment. The perception of unjust victimisation acts as a driving force in the construction of a symbolic sub-universe that legitimises the demand for the restoration of the patriarchal hierarchical order through acts of violence. In conclusion, there is a clear need for integrated prevention strategies based on emotional education, mental health, combating digital misogyny, and platform governance.
Il boundary spanning nella pubblica amministrazione moderna tra profili di diritto comparato e sociologia delle organizzazioni
di Diletta Sagliocco
Il boundary spanning rappresenta uno strumento di connessione tra i diversi livelli organizzativi della pubblica amministrazione posto in essere da soggetti dotati di competenze trasversali e capacità di mediazione. In tale contesto, i confini organizzativi assumono carattere dinamico a forte valenza sociologica, grazie a meccanismi di interazione e negoziazione tra i diversi attori istituzionali. Le esperienze giuridiche comparate mostrano come reti e partenariati consentano di affrontare problemi complessi e favorire la coproduzione dei servizi, pur sollevando criticità in termini di coordinamento e responsabilità.
Boundary spanning represents a mechanism for connecting the different organizational levels of public administration, carried out by actors endowed with cross-cutting skills and mediation capacities. In this context, organizational boundaries acquire a dynamic character with strong sociological significance, owing to mechanisms of interaction and negotiation among different institutional actors. Comparative legal experiences show how networks and partnerships enable the management of complex problems and foster the co-production of services, while also raising critical issues in terms of coordination and accountability.
Luci e ombre dell’usura bancaria: spunti e prospettive
di Riccardo Restuccia
Il contributo affronta, in una prospettiva diacronica, i principali problemi giuridici sorti intorno al tema dell’usura bancaria. Particolare attenzione, inoltre, viene dedicata alla disamina ed al complesso compito di coordinamento tra la normativa di diritto penale ed il diritto delle obbligazioni e dei contratti. In questa prospettiva, infine, sono esaminate le principali questioni interpretative emerse nel corso del tempo circa l’applicazione della disciplina in questione, anche alla luce di alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione e del dibattito dottrinale.
The article examines, in a diachronic perspective, the main problems about discipline of bank usury. Particular attention is also paid to the examination and difficult coordination between criminal law and the law of obligations and contracts. Finally, from this perspective, the main interpretative issues that have emerged over time in the application of the discipline are examined, also in the light of some important decisions of the Italian Supreme Court and of the doctrinal debate.
Rivista Italiana di Conflittologia n. 52



