Rivista n. 43

Maschilità “detenute”. Fare e disfare le maschilità in carcere
di Cirus Rinaldi e Riccardo Caldarera

Il genere è un prodotto culturale che si costruisce, negozia, performa all’interno di arene specifiche dotate di sistemi di simboli peculiari. La maschilità, in particolare, sarà protagonista del presente contributo. Consapevoli che le scienze sociali hanno sovente lesinato sulla sua problematizzazione, si cercherà di offrire un’interpretazione che trascenda dalle logiche essenzializzanti e svigorenti, proponendo una riflessione che rimetta al centro il divenire maschio nello spazio sociale con le sue numerose implicazioni. Superando l’apostatica affermazione che considera il maschio come naturale interprete di comportamenti devianti, violenti e criminali, l’accento verrà posto sulla correlazione tra costruzione di una maschilità vincente, funzionale – tenendo presente le intersezioni di status – e criminalità, in accordo con l’idea che il crimine possa essere una delle modalità per divenire e confermarsi adeguatamente, a seconda del contesto, maschi. Infine si osserverà un’arena specifica, quella rappresentata dal campo del penitenziario, nella quale diverse rappresentazioni di genere concorrono per acquisire potere, lenire la frustrazione, ricostruire la propria dimensione erotico-sessuale e, in un’ultima analisi, (r)esistere. Se è vero che il genere maschile si costruisce anzitutto in opposizione a quello femminile, quale maschilità domina e assurge a modello vincente in quello che è lo spazio monosessuale per antonomasia?

Gender is a cultural product that is constructed, negotiated, performed within specific arenas equipped with peculiar symbol systems. Masculinity will be the main topic discussed in this article. Trying to question the naturalizing association of masculinity and violent conduct/crime, we will focus on the construction of an ideal masculine identity which puts emphasis on doing masculinity doing deviant behavior/crime. Finally, we will observe a specific arena – what can be defined as the field of penitentiary – in which different representations of gender compete to acquire power, to alleviate the frustration and to reconstruct their own erotic-sexual dimension. Taking that masculinity is built primarily in opposition to femininity, what kind of masculinity dominates and becomes a winning model in such gender segregated space?

Demostasis. Democrazia, antagonismo rappresentazionale e potere costituente
di Carlo De Rita

La governance della spoliticizzazione neoliberale definisce le risorse politiche e costituzionali della democrazia a partire da una forclusione del potere costituente del popolo, dove il conflitto politico intorno all’egemonia autorappresentazionale della totalità sociale viene neutralizzato in una competizione tra élites. Un esonero dall’antagonismo rappresentazionale del popolo che ha avuto la sua esplicitazione emblematica nell’invenzione democratica della Grecia antica, nella democrazia come demostasis, come assunzione della stasis in quanto divisione costitutiva del potere costituente del demos. In quali termini la democrazia può dar luogo oggi ad un antagonismo costituente intorno all’idea direttiva di una comunità politica? Ad un dissenso costituente dall’egemonia consensualista della global governance neoliberale, il cui risvolto geopolitico è la proliferazione globale e la frammentazione stasiogena dei conflitti locali. Dalla stasis globale, che si profila come il paradigma politico della contemporaneità – dove né le costituzioni nazionali, né tantomeno l’inattuabile idea di un globalismo giuridico-costituzionale (Habermas)  o un diritto globale delle collisioni (Teubner), sono in grado di arginare politicamente le dinamiche sociali del tecnocapitalismo che sottendono la costituzionalizzazione autonoma dei sistemi parziali al tempo stesso sub-nazionali e trans-nazionali – emergerà l’antagonismo costituente di una demostasis planetaria?

The depoliticised neoliberal governance defines the political and constitutional resources of democracy by a foreclosure of the contituent power of the people, where the political conflict around representational egemony of social totality is neutralised in a competition amog élites. A dismissal from representational antagonism of the people that had its emblematic explicitation in the democratic invention of ancient Greece, in democracy as demostasis, as taking of stasis as constitutive division of demos’s constituent powe In what terms can democracy give rise to-day toa constituent antagonism around the directive idea of a political community?  To constituent dissent from consensual hegemony of neoliberal global governance, whose geopolitical implication is global proliferation and stasiotic fragmentation of local conflicts. From global stasis which  looming as the political paradigm of contemporaneity – where neither the national constitution, nor the impractical idea of legal and constitutional globalism (Habermas) or a global right of the collisions (Teubner), are in position to curb politically the social dynamics of tecnocapitalism that underlie the automous constitutionalisation of partial systems that are at same time sub-national and trans-national -, will emerge constituent antagonism of a planetary demostasis?

Anomia e figlicidio: ipotesi e casistica
di Sara Fariello

Il figlicidio materno sembra presentare alcuni aspetti in comune con il suicidio nella misura in cui non risulta essere il frutto – o almeno non esclusivamente – di una malattia mentale o di una psicopatologia grave che rende l’autrice del delitto incapace di intendere e volere. Esso è spesso il prodotto, ed è questa l’ipotesi che si propone, di fattori sociali che sono la conseguenza di una situazione di “anomia”, un concetto di cui ci ha parlato Durkheim e che è via via diventato paradigmatico in sociologia. La disgregazione dei legami sociali e l’indebolimento delle reti di solidarietà nella società contemporanea, possono essere, infatti, alla base di alcuni tragici fatti legati ad un disagio non assistito.

The murder of a child by the mother seems to have some aspects in common with suicide because it is not the result – or at least not exclusively – of a mental illness or a serious psychopathology that makes the perpetrator of the crime unable to understand and want. It is also the product, and this is the hypothesis proposed, of social factors that are the consequence of a situation of “anomie”, a paradigmatic concept in sociology. The disintegration of social ties and the weakening of solidarity networks in contemporary society may, in fact, be the basis of some tragic news events related to unattended hardship.

The conflict between homo sapiens and nature: the metabolic rift’s development and the law’s essence in Latin American new movements  
di Leura Dalla Riva

Questo saggio discute lo sviluppo della “frattura metabolica” nel rapporto tra esseri umani e natura e poi osserva i riflessi di questa rottura nel Diritto, soprattutto in America Latina. La produzione della vita materiale umana si è allontanata ulteriormente da un equilibrio nell’uso delle risorse naturali in nome del “progresso” e della “crescita”. Il diritto, in quanto prodotto sociale e culturale, riflette questa frattura metabolica. Di recente, tuttavia, sono emersi movimenti giuridico-costituzionali in America Latina e hanno riconosciuto la natura come un soggetto con dignità. Tuttavia, se, secondo Marx, il diritto moderno aiuta a perpetuare l’esplorazione della natura come oggetto nel sistema capitalista, questi nuovi movimenti costituzionali sarebbero allora in conflitto con l’essenza del diritto o potrebbero essere visti come un nuovo modo per creare un altro genere di Diritto? Utilizzando un approccio storico-dialettico e materialista, l’ipotesi che sembra essere confermata è quello di uno shock tra i movimenti latinoamericani e l’essenza del diritto. Tuttavia, l’importanza di questi nuovi movimenti si misura anche nella creazione di un altro Diritto, che sia giustificato oltre il capitale.

This essay debates the development of the “metabolic rift” in the relationship between human beings and nature and then observes the reflexes of this rupture in Law, especially in Latin America. The production of human material life has moved further away from a balance in the use of natural resources in the name of “progress” and “growth”. Law, as a social and cultural product, reflects this metabolic rift. Recently, however, legal-constitutional movements in Latin America have emerged and recognized nature as a subject with dignity. However, if, from Marx, modern law helps to perpetuate the exploration of nature as an object in the capitalist system, then would these new constitutional movements be in conflict with the essence of law or could it be seen as a new way to create another kind of Law? Using an historical-dialectical and materialistic approach, the hypothesis that seems to be confirmed is that there is a shock between the Latin American movements and the law’s essence. However, it is also in this sense that the importance of these new movements is extracted in the search for another Law, justified beyond capital.

La vita nascente e i suoi dilemmi: il conflitto tra la tutela dell’embrione e la libertà della ricerca scientifica nella bioetica d’inizio vita
di Giulia Fontanella

Le questioni bioetiche d’inizio vita, coinvolgendo valori pari-ordinati nella gerarchia assiologica costituzionale, evocano conflitti tragici. Siffatti conflitti trovano composizione –con la momentanea e parziale soccombenza di alcuni valori a favore di altri – nel bilanciamento costituzionale. La legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita – oggetto di un completo restyling per opera della Consulta, perdendo il suo originario statuto ideologico di totale equiparazione dell’embrione alla persona umana – reca ancora un irragionevole divieto di sperimentazione sugli embrioni; essa rimane quindi “sbilanciata” sul versante della libertà della ricerca scientifica e della sua connessione funzionale con il diritto alla salute. Il difficile dialogo tra legislatore e Corte costituzionale nelle questioni biopolitiche evidenzia l’indifferibile necessità di rimodulare la legislazione in materia secondo canoni di soft law, adeguati alle istanze provenienti dal tessuto sociale composito di una democrazia effettivamente pluralista.

Early life bioethical issues, involving equal-ordered values ​​in the constitutional axiological hierarchy, evoke tragic conflicts. Such conflicts find composition – with the momentary and partial defeat of some values ​​in favor of others – in the constitutional balance. Law 40/2004 on medically assisted procreation – subject to a complete restyling by the Council, losing its original ideological status of total equation of the embryo with the human person – still carries an unreasonable ban on experimentation on embryos; it therefore remains “unbalanced” in terms of the freedom of scientific research and its functional connection with the right to health.  The difficult dialogue between the legislator and the Constitutional Court in biopolitical issues highlights the imperative need to reformulate the legislation on the subject according to canons of soft law, adapted to the demands coming from the composite social fabric of an effectively pluralist democracy.

La Lezione umana del Covid-19 e lo stress-test per la salute mentale. La pandemia dei diritti                                                                                      
di Claudia Bruno

Il Covid19 ha impartito al mondo una dura lezione: non c’è salute senza salute psichiatrica e da questa lezione non si torna più indietro. Nella governance della salute mentale ritorna centrale il sistema della medicina territoriale e della compartecipazione degli attori locali, che rappresenta uno dei principi cardine dell’ossatura d’acciaio, concettuale e giuridica della legge 180/1978. Le norme non devono viaggiare in ordine sparso ma occorre una policy nazionale, europea e mondiale unitamente ad un coordinamento territoriale in ogni paese dell’Unione Europea UE. Durante la crisi pandemica, il costo procapite in termini di diritti è stato altrettanto drammatico di quello pagato in termini di vite umane. Vaste aree della popolazione sono precipitate in uno stato di povertà farmacologica, sanitaria, culturale, educativa, economica e soprattutto di minorità civica dello status giuridico nella fruizione dei diritti. E quindi no, “non è andato tutto bene”, maè scesa una fitta nebbia giuridica ed è la notte buia dei diritti.

The Covid -19 pandemic has taught the world a hard lesson: there is no health without psychiatric health and from this lesson we do not go back. In the governance of mental health the system of territorial medicine and the sharing of local actors – which is one of the key principles on which the concept of law 180/78 is built – is back central. The rules must not travel in dispersed order but need a national, European and global policy together with territorial coordination in each EU country. During the pandemic crisis the per-capita cost in terms of rights was just as dramatic as that paid in terms of human lives. Vast areas of the population have plunged into a state of pharmacological, health, cultural, educational, economic poverty and in a status of civic minority in the enjoyment of civil rights. And so:“No, it didn’t all go well”  but a thick legal fog has come down and it is the dark night of rights.

Manuela Sáenz, antieroina tra le eroine dell’Emancipación americana
di Alessandra Cappabianca

Il presente articolo propone un breve ritratto di Manuela Sáenz, amante e fedele collaboratrice di Simón Bolívar, el libertador. Tra le diverse figure femminili, a cui la Storiografia latinoamericana riconosce una funzione particolarmente significativa nel processo di indipendenza, Manuela Sáenz è sicuramente la più importante e, al tempo stesso, la più complessa. A differenza delle eroine che si dedicarono alla causa rivoluzionaria – i cui biografi hanno presentato come donne, mogli e madri esemplari- Manuela racchiude in sé tutti i conflitti della propria epoca, a cominciare da quello di genere. Attribuitole la nomina di “Generale”, la Sáenz si spinge ben oltre le tradizionali convenzioni sociali vivendo alla luce del sole la propria condizione di amante di Bolívar, dedicandosi completamente a lui ed alla causa rivoluzionaria, pagando un tributo altissimo in vita come in morte.

This article presents a short portrait of Manuela Saénz, public lover and first collaborator of Simón Bolívar, the Libertador. Even if latin-american history recognises a lot of female protagonistes of the Indipendence wars, Saénz remains the most important and the most complex figure. The many women of her time are dedicated to the revolutionary cause and they are presented by their biographies as women, wives and exemplar mother. Manuela, instead, encloses all the conflicts of her time, starting by the conflict of the genre. She is the only woman to be nominated General, she is the lover of Bolívar, but she acts as if she were his wife, she has a husband which knows that she cheats on him. She dedicates all of herself to the Libertador and to the revolutioning cause, paying a very high price, in life as in death.

Rivista Italiana di Conflittologia n. 43