Rivista n. 45

Città postmoderne, panottismo e crisi della sicurezza                                                di Pasquale Peluso

La sicurezza dei cittadini rientra nelle agende di tutti i partiti politici seppur con approcci e soluzioni differenti rispetto alle diverse richieste di sicurezza. Il paper prova a indagare quanto la società postmoderna sia una società insicura. La crescente domanda di sicurezza, infatti, non appare correlata ai tassi di delittuosità che mostrano una diminuzione costante dei reati nel tempo. L’insicurezza percepita, però, continua a far registrare alti tassi tra i cittadini che per difendere se stessi ed i propri beni da eventuali possibili aggressioni sono pronti ad adottare tutte le strategie che ritengono idonee e necessarie. L’implementazione di politiche attuariali, che hanno soppiantato il panottismo, ha comportato anche una revisione dei modelli urbanistici con la diffusione di città recintate nelle quali l’accesso è riservato solo ai residenti, la sicurezza è privatizzata e la sorveglianza è affidata a mezzi tecnologici di ultima generazione. Il paper mira ad analizzare se le wall cities non solo non affrontano le cause dell’insicurezza ma né creano altre incrementando il sentimento di insicurezza percepito dai cittadini.

The security of citizens is on the agendas of all political groups, although with different approaches and solutions to different security concerns. The paper aims to investigate the extent to which post-modern society is an insecure society. The growing demand for security, in fact, does not appear to be correlated with crime rates, which show a steady decrease in crimes over time. Perceived insecurity, however, continues to record high rates among citizens who, in order to defend themselves and their property from possible aggression, are ready to adopt all the strategies they deem appropriate and necessary. The implementation of actuarial policies, which have supplanted panopticism, has also led to a revision of urban models with the spread of walled cities in which access is restricted to residents only, security is privatised and surveillance is entrusted to the latest technological means. The paper aims to analyse whether wall cities not only fail to address the causes of insecurity but also create others by increasing citizens’ perceived feeling of insecurity.

The debate on the death penalty and the thought of Cesare Beccaria                      di Giovanna Palermo

La concezione moderna del diritto naturale e positivo, che supera quella del diritto divino, ripropone sotto una diversa luce, il problema della pena e, in particolare, della pena di morte. La legittimità della pena di morte ne esce rafforzata, con motivazioni principalmente utilitaristiche (proteggere e tutelare la civile convivenza); ma d’altro canto si fanno strada le prime voci dissonanti ed inizia il dibattito intorno all’argomento. La vera svolta si ebbe nel 1764 con la pubblicazione del libro di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”, nel quale sostiene l’inefficacia della pena di morte come mezzo di prevenzione del crimine e sottolinea la possibilità dell’errore giudiziario. Beccaria afferma che se il fine della pena è quello di «impedire il reo dal far nuovi danni e rimuovere gli altri dal farne uguali», allora è preferibile comminare pene meno crudeli, ma intense e prolungate nel tempo. Per tutto il XIX secolo rimane acceso il dibattito che si arricchisce delle posizioni abolizioniste del pensiero socialista e di quello individualista-anarchico. Anche oggi il dibattito ciclicamente si riaccende soprattutto in concomitanza con delitti efferati e con finalità strumentali durante le campagne elettorali.

The modern conception of natural and positive right, which takes precedence over those of the divine right, once again sheds a different light on the issue of penalty, and as such the death penalty. The legitimacy of the death penalty is reinforced for reasons that are mainly utilitarian (to protect and safeguard civil harmony); but on the other hand the first dissenting voices start speaking up and as such the debate around the subject commences. The real turning point came about in 1764 with the publication of the book by Cesare Beccaria, “Crimes and Punishment”, which argued the ineffectiveness of the death penalty as a means of crime prevention while highlighting the possible miscarriage of justice. Beccaria affirms that if the intention of the penalty is to “prevent the offender from doing any further damage and dismiss others from doing so as well”, then it is preferable to impose less cruel penalties, albeit intense and prolonged over time. Throughout the entire nineteenth century, there is a constant fiery debate that is enriched by the stance of the abolitionists with their socialistic mindset and that of the individualist-anarchist. Even to this day the debate is cyclically sparked, particularly in conjunction with heinous crimes and key intentions during electoral campaigns.

Internet e carcere nel sistema multilivello di tutela dei diritti fondamentali           di Francesca Mollo

Lo scritto analizza la questione dell’accesso a Internet in carcere nel quadro della tutela multilivello dei diritti fondamentali, partendo dall’inclusione dello stesso tra i diritti fondamentali, tutelati in costituzione, oggetto di giurisprudenza costituzionale e di tutela sul piano comunitario e internazionale. Successivamente, viene analizzata la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in tema di accesso ad Internet dentro il carcere, in un’ottica di tutela ex art. 10 CEDU, per concentrarsi infine sui risvolti normativi che ha comportato in tema la pandemia da SARS Cov-2, in relazione alle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica, in un’ottica di bilanciamento tra principi confliggenti, da un lato, le considerazioni concernenti la sicurezza, e dall’altro la tutela della persona.

The paper analyzes the question of access to the Internet in prison in the context of the multilevel protection of fundamental rights, starting from the inclusion of the same among the fundamental rights, protected in the Constitution, subject to constitutional jurisprudence and protection on a European and international level. Subsequently, the jurisprudence of the European Court of Human Rights on access to the Internet inside the prison is analyzed, with a view to protection pursuant to art. 10 ECHR, to finally focus on the regulatory implications that the SARS Cov-2 pandemic has entailed in relation to the containment and management measures of the epidemiological emergency, with a view to balancing conflicting principles, on the one hand, the considerations concerning safety, and on the other the protection of the person.

Il codice giovanile della devianza. Subcultura e immaginario delle baby gangs: tra collasso educativo e disperata ricerca di un’identità                                                    di Raffaella Monia Calia e Vito Marcelletti

Nel corso degli ultimi anni, gli episodi di criminalità minorile stanno subendo un incremento senza precedenti, con conseguenze sociali che destano allarme e sbalordimento e meritano, senz’altro un approfondimento sociologico. I giovani, quasi sempre minori e/o ragazzi poco più che maggiorenni, uniti in branco, compiono atti di efferata violenza e vandalizzano spazi pubblici, dando vita alle cosiddette baby gangs. Ma le street gangs e le bande giovanili non sono un fenomeno solo contemporaneo, in quanto, il rapporto tra delinquenza e gioventù ha radici molto più antiche, configurandosi in maniera più strutturata e con caratteristiche simili a quelle odierne, a partire da fine Ottocento. Il contributo analizza, dunque, il fenomeno, attraverso alcune delle principali teorie sociologiche della devianza e delle subculture devianti, evidenziando come, nonostante le street gangs, siano storicamente presenti nella “metropoli moderna”, esse assumano caratteristiche peculiari in rapporto a contesti urbani diversificati, connotandosi in maniera inedita nell’epoca contemporanea, anche per effetto dell’utilizzo pervasivo dei media digitali da parte dei giovani e della influenza della narrazione immaginaria sulla criminalità, proposta soprattutto dalla fiction. Il contributo evidenzia anche le plausibili interrelazioni del fenomeno con la crisi delle tradizionali agenzie di socializzazione. Pare che sia proprio questa tendenza alla deresponsabilizzazione educativa del mondo adulto ad aver creato un pericoloso vuoto pedagogico che si ripercuote nel processo di formazione della personalità. Uno stato psico-fisico gravoso e alienante rispetto al quale la violenza di gruppo offrendo una valvola di sfogo all’aggressività incamerata, diventa sempre più per i nostri adolescenti una potenziale e purtroppo “accattivante” via di fuga.

In recent years, incidents of juvenile crime have been experiencing an unprecedented increase, with social consequences that arouse alarm and amazement and undoubtedly deserve sociological investigation. Young people, almost always minors and/or young adults, united in packs, commit acts of heinous violence and vandalize public spaces, giving rise to the so-called “baby gang” phenomenon. But “street gangs” and youth gangs are not just a contemporary phenomenon, as the relationship between delinquency and youth has much older roots, taking shape, in a more structured manner and with characteristics similar to those of today, from the late nineteenth century. The contribution analyses, therefore, the phenomenon through some of the main sociological theories of deviance and deviant subcultures, highlighting how, despite the fact that street gangs are historically present in the “modern metropolis”, they take on peculiar characteristics in relation to diversified urban contexts, taking on unprecedented connotations in the contemporary era, also due to the pervasive use of digital media by young people and the influence of imaginary narratives on crime, proposed above all by fiction. The contribution also highlights the plausible interrelationships of the phenomenon with the crisis of traditional socialisation agencies. It seems that it is precisely this tendency towards the educational deresponsibilisation of the adult world that has created a dangerous pedagogical vacuum that has repercussions in the personality formation process.  A burdensome and alienating psycho-physical state in relation to which group violence, by offering an outlet for the aggression that has been stored up, increasingly becomes for our adolescents a potential and unfortunately ‘captivating’ escape route.

Lo sviluppo delle pratiche di solidarietà utilizzate dalle comunità islamiche, tra un’economia aumônière e il paradigma della finanza etica per i musulmani              di Gabriella de Chiara

La presenza delle comunità islamiche nel contesto occidentale fa emergere diverse riflessioni legate all’integrazione sociale, economica e giuridica dei fedeli musulmani. Già diversi studi hanno riguardato problematiche relative a questioni di identità religiosa, basti pensare alle vicende che riguardano gli edifici di culto; alle prescrizioni alimentari nelle mense o all’uso del velo islamico. La mancanza di integrazione di strumenti socioculturali e giuridici che abbracciano le pratiche della comunità islamica, sia sotto il profilo religioso (ibadat) sia nelle relazioni umane e giuridiche (muamalat), porta ad un proliferarsi di enti associativi, rifugio dei musulmani per divulgare e seguire i principi della Sharia. Al fine di adempiere alle prescrizioni del Corano e seguire la Legge sharaitica anche nei contesti occidentali, i fedeli musulmani cercano una possibile via normativa che possa garantire loro il rispetto delle pratiche religiose e di vita quotidiana. Lo scopo dell’analisi è volto a delineare il contesto socio giuridico delle comunità musulmane e identificare le pratiche alternative e spesso informali, che le stesse si ritrovano a sviluppare per garantire il rispetto delle regole halal e il divieto di quelle haram. Si cercherà, quindi, di individuare dei lineamenti socioeconomici utili per una classificazione di tali strumenti, al fine di ragionare su un possibile adeguamento con l’ordinamento interno sia in Italia che in Spagna, piuttosto che far crescere sempre di più un’economia informale della quale non si ha traccia e che a volte finisce per finanziare attività illecite.

The presence of Islamic communities in the Western context brings out various reflections related to the social, economic and juridical integration of the Muslim. Several studies have already been dealt about questions of religious identity as well as buildings of worship, halal certification of food, Islamic veil. The absence of socio-cultural tools that embrace the practices of the Islamic community both the religious profile (ibadat) and human and legal relations (muamalat), leads to a proliferation of no profit association, to disseminate and follow the principle of Muslim religion and Sharia law. Therefore, the Muslim searching for a possible way to comply, as much as possible, to conventional legislation, that can guarantee them respect for religious practices. The purpose of the analysis is aimed at delineating the socio-juridical context of Muslim communities and defining the alternative or informal practices that they develop inside the western Muslim community to ensure halal rules and the prohibition of haram ones. Therefore, we will try to identify the tools of socio-economic features useful for a classification of these, to achieve a possible compliance with the national order, in Italy and in Spain, rather than to develop an informal economy, which there is no trace, and which sometimes ends up in illegal activity.

La vittima come dispositivo di potere? Un approccio su politica e violenza                di Michele Olzi

Il contributo si propone di mostrare il ruolo politico della vittima in relazione al concetto foucaultiano di “società di controllo”. Quest’ultimo è stato concepito in modo peculiare dal filosofo politico francese Michel Foucault (1926-1984). Più specificamente, il carattere della vittima è emerso negli scritti di Foucault dedicati alle tecniche disciplinari di sorveglianza. Tra questi si possono includere la tortura e l’esecuzione pubblica. Secondo Foucault, le esecuzioni pubbliche svolgono un ruolo politico importante nel contesto sociale francese del XVIII secolo. In altre parole, l’esecuzione della vittima comporta una peculiare dinamica politica che investe la dimensione del potere, dell’autorità e della sovranità.

The paper aims to show the political role of the victim with relation to the foucaultian concept of “society of control”. This latter was conceived peculiarly by French political philosopher, Michel Foucault (1926-1984). More specifically, the character of the victim emerged in Foucault’s writings devoted to disciplinary techniques of surveillance. Among these, torture and public execution can be included. According to Foucault, public executions play a major political role in the French social context of the XVIII century. In other words, the execution of the victim entails a peculiar political dynamic which involves the dimension of power, authority, and sovereignty.

Dalla politica giurisdizionalista alla stagione costituente: analisi storico-giuridica sul conflitto tra Stato e Chiesa                                                                                    di Gian Mario Pinelli

Il presente contributo analizza i rapporti, spesso conflittuali, tra Stato e Chiesa nel corso della storia politica, sociale e giuridica della nostra penisola. La massiccia produzione normativa pre-unitaria esercitava una forte politica giurisdizionalista, mirante a sottrarre alla Chiesa spazi di autonomia e di libertà.  Con la crisi dello Stato liberale e l’avvento del Fascismo, assistiamo ad una nuova conciliazione tra Stato e Chiesa, consacrata nei Patti lateranensi del 1929. Come vedremo, sarà una conciliazione solo apparente: la legislazione razziale spezzerà ogni tentativo di simbiosi tra Stato fascista e Cattolicesimo. Durante la stagione costituente, si avrà un nuovo assetto dei rapporti tra Stato e Chiesa: la riflessione costituente si rese conto che il cattolicesimo rappresentava una componente necessaria per costruire l’ossatura costituzionale del nuovo Stato democratico.

This contribution analyzes the often conflicting relations between State and Church throughout the political, social and juridical history of our peninsula. The massive pre-unification normative production exercised a strong jurisdictional policy, aimed at taking away spaces for autonomy and freedom from the Church. With the crisis of the liberal state and the advent of Fascism, we are witnessing a new reconciliation between State and Church, consecrated in the Lateran Pacts of 1929. As we will see, it will be only apparent a conciliation: racial legislation will break any attempt at symbiosis between the fascist state and Catholicism. During the constituent season, there will be a new structure of relations between State and Church: the constituent reflection realized that Catholicism was a necessary component to build the constitutional backbone of the new State Democratic.

Il male del Sig. Nessuno                                                                                                di Elena Ritratti

Che cos’ è il Male? Male è zona vuota o oscura, male è dolore, ansia, paura, attacchi di panico, terrore, depressione, ma anche una massa poco definita, molto vischiosa, di pericolo collettivo, innescata proprio dal collettivo stesso. Male è una minaccia, imprecisa ed improvvisa, simile ad un uragano, capace di distruzione. Male, però, è anche xenofobia, alterismo, contrapposizione fra “noi” e gli “altri”, distinzione che etichetta in buoni e cattivi, qualcosa che, paradossalmente, in tempi moderni, si impregna di un certo atavismo lombrosiano. Male è anche anomalia del sistema empatico, come dimostrano studi scientifici che, accostando la criminologia alle neuroscienze, indagano sulle radici della crudeltà umana, concentrandosi sul concetto di εμπάθεια, coscienza, libero arbitrio, morale, toccando anche tematiche molto legate all’etica come il disgusto, in un viaggio affascinante tra le milioni di lampadine neuronali che rappresentano una galassia del nostro cervello: mille trecento cinquanta grammi di sostanza gelatinosa che nasconde un infinito di possibilità in interazione con l’ambiente. Tra queste un uomo qualunque, il Sig. Nessuno, che ha tutt’altro che le caratteristiche descritte da Hanna Arendt a proposito di Eichmann: un potenziale zero negativo, come afferma Baron-Cohen, un mostro nascosto dalla sua apparente banalità. In ognuno di noi è possibile riscontrare una tale malvagia potenzialità? Il male del Sig. Nessuno non sembra essere una realtà così distante dalla nostra vita di tutti i giorni.

What is Evil? Evil is an empty or obscure zone, evil is pain, anxiety, fear, panic attacks, terror, depression, but also a poorly defined but very sticky mass of collective danger, triggered by the collective itself. Evil is a threat, imprecise and sudden, similar to a hurricane, able to destroy. Evil, however, is also xenophobia, alterism, contrast between “us” and “others”, a distinction that labels good and bad, something that, paradoxically, in modern times, is imbued with a sort of Lombrosian atavism. Evil is also an anomaly of the empathic system, as shown by scientific studies which, combining criminology to neuroscience, investigate the roots of human cruelty, focusing on the concept of εμπάθεια, conscience, free will, morals, also touching on issues very related to ethics such as disgust, in a fascinating journey among the millions of neuronal bulbs which represent a galaxy of our brain: one thousand three hundred and fifty grams of gelatinous substance that hides an infinite number of possibilities in interaction with the environment. Among these, an ordinary man, Mr Nobody, who has anything other than the characteristics described by Hanna Arendt about Eichmann: potentially “a zero degree of empathy” person, as Baron-Cohen states, a monster hidden by his apparent banality. Is it possible to find such an evil potential in each of us? The evil of Mr Nobody does not seem to be such a distant reality from our everyday life.

Il dibattito pubblico come strumento di prevenzione del conflitto: l’esperienza francese del débat public                                                                                            di Giulia Cesaro

Il dibattito pubblico (débat public) è un istituto di derivazione francese che, inserendosi nell’ambito degli strumenti volti a favorire la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse ai public decision-making processes in materia infrastrutturale ed ambientale, mira a facilitare la comprensione e l’accettazione delle opere a realizzarsi da parte delle comunità locali, così da evitare l’insorgere di contestazioni e di fenomeni di conflittualità potenzialmente lesivi per la successiva realizzazione dell’infrastruttura. In questo articolo si andranno ad analizzare i risvolti dell’esperienza, ormai ultraventennale, francese; essa ha costituito la base per il recepimento, nel nostro ordinamento giuridico, dell’istituto del dibattito pubblico, introdotto dal legislatore del 2016 e modellato, appunto, sulla falsariga del débat public.

Public debate (débat public) is a French-derivation institute which, entering the ambit of tools aimed at encouraging the participation of citizens and stakeholders in public decision-making processes in infrastructural and environmental matters, aims to facilitate understanding and the acceptance of the works to be carried out by the local communities, so as to avoid the emergence of disputes and potentially damaging conflicts for the subsequent construction of the infrastructure. This article will analyze the implications of the French experience, now over twenty years old; it formed the basis for the implementation, in our legal system, of the institution of public debate, introduced by the legislator in 2016 and modeled, precisely, along the lines of the débat public.

 

Rivista Italiana di Conflittologia n. 45/2022